Dipendenza da cibo: perché dimagrire non è solo questione di dieta

Dipendenza da cibo

La dipendenza da cibo può rappresentare uno degli ostacoli più importanti in un percorso di dimagrimento. Spesso, infatti, si pensa che per perdere peso sia sufficiente trovare la dieta giusta. In realtà, ridurre l’apporto calorico è solo una parte del problema: bisogna anche riuscire a seguire il percorso nel tempo e comprendere quali meccanismi influenzano il nostro comportamento alimentare.

Ed è proprio qui che entra in gioco il rapporto che abbiamo con determinati alimenti.

Che cos’è la dipendenza da cibo?

L’Istituto Superiore di Sanità descrive la dipendenza da cibo come una condizione caratterizzata dal consumo compulsivo di alimenti, tendenzialmente ricchi di grassi e zuccheri, capaci di coinvolgere il sistema cerebrale della gratificazione.

Questo non significa, però, che tutti gli alimenti provochino dipendenza.

La ricerca scientifica si sta concentrando soprattutto sui cibi ultraprocessati, cioè prodotti industriali spesso caratterizzati da combinazioni di carboidrati raffinati, grassi, sale e altri ingredienti che ne aumentano l’appetibilità.

Una revisione pubblicata sull’Annual Review of Nutrition evidenzia come proprio gli alimenti ultraprocessati ricchi contemporaneamente di grassi aggiunti e carboidrati raffinati siano quelli maggiormente associati a comportamenti alimentari simili a quelli osservati nelle dipendenze.

Perché alcuni alimenti ci spingono a mangiare di più?

Il problema non riguarda soltanto la quantità di calorie presente in un alimento.

Uno studio clinico controllato condotto dai National Institutes of Health statunitensi ha confrontato una dieta composta da alimenti ultraprocessati con una dieta basata su alimenti poco o per nulla processati.

I 20 partecipanti potevano mangiare liberamente. Durante il periodo con alimenti ultraprocessati hanno assunto mediamente circa 500 calorie in più al giorno, aumentando anche di peso. Quando seguivano la dieta non processata, invece, l’apporto calorico era inferiore e si osservava una perdita di peso.

Questo studio aiuta a comprendere perché, nella pratica, il dimagrimento non possa essere ridotto semplicemente alla prescrizione di un numero di calorie.

Dipendenza da cibo e dieta: perché il deficit calorico da solo può non bastare

Per perdere peso è necessario che, nel tempo, l’energia introdotta sia inferiore a quella consumata. Ma sapere cosa mangiare non significa necessariamente riuscire a farlo con continuità.

Una persona può avere una dieta perfettamente strutturata sulla carta e, allo stesso tempo, incontrare grandi difficoltà nel seguirla.

Fame, gratificazione, abitudini, disponibilità degli alimenti e comportamento alimentare possono influenzare notevolmente ciò che mangiamo.

Per questo, quando è presente un rapporto problematico con determinati alimenti, è importante considerare anche la possibile dipendenza da cibo e non concentrarsi esclusivamente sul calcolo delle calorie.

Il ruolo dei cibi ultraprocessati

Le evidenze scientifiche sull’argomento sono in continua evoluzione.

Una revisione pubblicata nel 2024 su Current Obesity Reports ha analizzato gli studi più recenti sulla possibile dipendenza da alimenti ultraprocessati, evidenziando associazioni con consumo compulsivo e maggiori difficoltà nella gestione del peso.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che una dieta sana dovrebbe basarsi prevalentemente su alimenti minimamente processati o non processati e limitare prodotti ricchi di zuccheri liberi, sodio e grassi poco salutari.

Non significa necessariamente eliminare per sempre determinati alimenti, ma imparare a riconoscere quelli che possono rendere più difficile controllare quantità e frequenza del consumo.

Non basta prescrivere una dieta: bisogna valutare la persona e conoscere se ha una dipendenza da cibo

Un percorso nutrizionale efficace dovrebbe quindi andare oltre il semplice schema alimentare.

La valutazione antropometrica, il peso, le circonferenze e l’analisi delle abitudini alimentari rimangono fondamentali, ma occorre anche comprendere come la persona vive il rapporto con il cibo.

Nella ricerca scientifica viene utilizzata, ad esempio, la Yale Food Addiction Scale 2.0, uno strumento sviluppato per individuare comportamenti alimentari con caratteristiche simili a quelle osservate nei disturbi da uso di sostanze. Esiste anche una versione italiana che è stata sottoposta a studi di validazione.

È però importante fare una precisazione: la dipendenza da cibo non è attualmente una diagnosi autonoma riconosciuta dal DSM-5 e il suo inquadramento scientifico è ancora oggetto di studio e discussione.

Dimagrire significa cambiare anche il rapporto con il cibo

Il punto, quindi, non è semplicemente trovare “la dieta migliore”.

Una dieta deve essere costruita sulle esigenze della persona, ma soprattutto deve poter essere mantenuta nel tempo.

Se determinati alimenti vengono ricercati continuamente, se diventa difficile controllarne le quantità o se si alternano periodi di forte restrizione a momenti di perdita di controllo, è importante analizzare anche questi aspetti.

Affrontare la dipendenza da cibo significa lavorare non soltanto su ciò che mangiamo, ma anche sulle ragioni e sui meccanismi che ci portano a ricercare determinati alimenti.

Al Poliambulatorio Medico Nutrizionale Fiocca il percorso nutrizionale parte dalla valutazione della persona nel suo complesso, con l’obiettivo di costruire strategie alimentari personalizzate e sostenibili nel tempo.

Per maggiori informazioni o per iniziare un percorso nutrizionale, contattaci.

Fonti scientifiche

  • Istituto Superiore di Sanità – Disturbi alimentari e dipendenza da cibo.
  • Gearhardt A.N., Schulte E.M. – Is Food Addictive? A Review of the Science, Annual Review of Nutrition.
  • Hall K.D. et al. – Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain, Cell Metabolism / National Institutes of Health.
  • LaFata E.M. et al. – Ultra-Processed Food Addiction: A Research Update, Current Obesity Reports.